I disturbi cognitivi nell’ottica di una neuropsicologa

In quale fase della SM compaiono disturbi cognitivi?

I disturbi cognitivi possono manifestarsi in ogni fase della malattia. Già i pazienti con una sindrome clinicamente isolata (CIS), ossia in uno stadio in cui non si può ancora porre la diagnosi definitiva di SM, denotano alterazioni delle funzioni cognitive centrali. La comparsa di disturbi cognitivi è indipendente dalla forma di sclerosi multipla e purtroppo non si può prevederne il momento di insorgenza.

Le persone colpite dalla SM possono prevenire i disturbi cognitivi?

Non è possibili prevenirli nel senso di impedirne del tutto la comparsa. Tuttavia, si osserva che le persone intellettivamente molto attive dispongono di una riserva cognitiva più abbondante. In altre parole, gli eventuali deficit tardano a manifestarsi perché il cervello delle persone con intelletto attivo è in grado di compensare meglio.

Come posso capire che ho un problema cognitivo?

Nella maggior parte dei casi la persona colpita si accorge da sola che i suoi pensieri sono rallentati. Occorre più tempo per prendere una decisione, per afferrare associazioni complesse, per rispondere a domande, ecc. Spesso si aggiunge anche un disturbo della memoria di lavoro, che si esprime soprattutto nell’incapacità di tenere a mente le informazioni recenti (p. es. non si sa più cosa si voleva acquistare al supermercato, si dimenticano subito i numeri di telefono appena appresi, ecc.). Questo quadro è accompagnato frequentemente da un disturbo dell'attenzione. Tuttavia, i primi segni possono essere minimi e percepibili solo dalle persone più vicine o persino solo dal malato stesso.

Si possono misurare i deficit cognitivi?

Come posso distinguerli da altri sintomi come la stanchezza o la depressione? Le alterazioni cognitive sono misurate per mezzo di test neuropsicologici standardizzati. Per ogni fascia d’età sono stati stabiliti dei cosiddetti valori normali, con i quali si confrontano i valori ottenuti dal paziente. Nella SM, non tutte le funzioni parziali cognitive sono colpite allo stesso modo. Sono state individuate alcune cosiddette funzioni centrali che sono coinvolte più di altre, tra cui la velocità di elaborazione delle informazioni, la memoria di lavoro, la flessibilità mentale e l'attenzione. Di conseguenza, negli accertamenti neuropsicologici dei pazienti con SM queste funzioni sono esaminate per prime. Dato che anche una depressione o l'astenia (stanchezza) possono causare disturbi cognitivi, queste evenienze sono tenute in considerazione nell'esame neuropsicologico ponderandole con le prestazioni cognitive.

Le limitazioni delle facoltà cognitive subiscono molte oscillazioni? Sono permanenti?

I problemi cognitivi subiscono oscillazioni nella misura in cui gli attacchi acuti possono aggravarli. Se si aggiungono altri fattori patologici come disturbi del sonno, l'astenia, la depressione, ecc., le facoltà cognitive possono esserne influenzate negativamente e di conseguenza modificarsi. Solo pochi pazienti presentano un disturbo cognitivo soltanto durante l’episodio acuto che sparisce totalmente dopo l'attacco. Di solito ci sono perlomeno lievi strascichi cognitivi, che però possono essere mantenuti entro limiti accettabili adottando le appropriate strategie nelle vita quotidiana.

È possibile trattare in modo mirato i deficit cognitivi?

Non esiste una "pillola" specifica e risolutiva contro i disturbi cognitivi della SM. Un metodo non farmacologico che si può impiegare è il training cognitivo, che si basa sul principio di stimolare in modo mirato i processi difettosi per indurre il cervello a riorganizzarsi e a ripararli. Ogni attività intellettiva (giocare a carte, fare cruciverba, giocare a scacchi, ecc.) mantiene attivo il sistema nervoso centrale.

Cosa consiglia alle persone colpite da SM che hanno problemi cognitivi?

Non appena si notano alterazioni di natura cognitiva, è bene parlarne subito con il proprio neurologo, che prescriverà al paziente un accertamento neuropsicologico eseguito preferibilmente da uno psicologo specializzato nella SM. L’individuazione e la quantificazione delle disfunzioni cognitive consentono di formulare una diagnosi chiara, quindi possono aiutare i malati ad accettare queste alterazioni come parte della malattia e a distendere l’atmosfera nella loro cerchia sociale.

Bisogna dire agli altri che si soffre di disturbi cognitivi?

Se questi disturbi sono molto limitanti per la persona colpita e la rendono insicura, io consiglierei di informare brevemente l'interlocutore. Gli chiederei per esempio di parlare lentamente per poter capire tutto ciò che dice. Naturalmente spetta ad ognuno giudicare quanto sia importante che il proprio interlocutore sappia. Non bisogna certo dire a tutti che si è diventati un po’ più lenti o smemorati.

Che impatto hanno le emozioni e lo stress sulle facoltà cognitive?

È dimostrato che lo stress e la depressione, indipendentemente dalla SM, influiscono negativamente sulle facoltà cognitive. Se questi fattori si sommano alla malattia di base, si può ipotizzare che quest'influsso sia ancora maggiore.

Esistono strategie semplici per agevolare la gestione dei disturbi cognitivi nella vita quotidiana?

In linea di principio, ciò che è importante è essere consapevoli dei propri disturbi e cercare di accettarli come parte della malattia, anche se può essere molto difficile. Già questo contribuisce a eliminare parecchio stress. Quando si riesce ad accettare se stessi, anche con i propri deficit, allora si può iniziare a elaborare strategie appropriate per affrontare la vita quotidiana. Per esempio si possono annotare regolarmente le faccende da sbrigare, o integrare nella giornata momenti di pausa e di esercizio delle funzioni cognitive.